רוח חדשה באיטלקית: | Un vento nuovo: Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e islamici ai propri coetanei in Medio Oriente e Nord Africa

Roma-sinagoga CC: Wikipedia

Translated by Benedetta Cordaro

Un vento nuovo – 2011
Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e islamici ai propri coetanei in
Medio Oriente e Nord Africa.

Noi, come discendenti delle comunità ebraiche del mondo arabo e musulmano, del Maghreb e del Medio Oriente, e come seconda o terza generazione di mizrahim in Israele, osserviamo con emozione e grande curiosità il compito cruciale che hanno assunto molti uomini e donne della nostra generazione all'interno del mondo arabo nelle manifestazioni e nelle proteste a favore della libertà e del cambiamento. Noi ci identifichiamo con loro, abbiamo fiducia che le rivoluzioni in corso raggiungano lo stesso successo ottenuto in Tunisia ed Egitto e proviamo dolore e apprensione alla luce delle numerose perdite in Libia, Bahrein, Yemen, Siria e altrove.

La protesta della nostra generazione contro l'oppressione, contro regimi repressivi e corrotti, e il suo appello al cambiamento, alla libertà, alla istituzione di governi democratici che permettano la partecipazione dei cittadini ai processi politici, rappresentano un momento drammatico nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa, lacerato da generazioni tra forze diverse, esterne e interne, che hanno schiacciato i diritti politici, economici e culturali della gran parte dei loro cittadini.

Noi siamo israeliani e siamo i discendenti degli ebrei che vissero in Medio Oriente e in Nord Africa per centinaia e migliaia di anni. I nostri padri e le nostre madri hanno contribuito allo sviluppo di quelle regioni e ne hanno costituito una parte. La cultura dei paesi islamici e il sentimento multi-generazionale di appartenenza a quelle regioni sono componenti inscindibili della nostra identità. Noi ci sentiamo partecipi della storia religiosa, culturale e linguistica del Medio Oriente e del Nord Africa, per quanto possiamo sembrare i figli dimenticati di quella storia. In primo luogo, in Israele lo stesso Stato vede se stesso e la propria cultura come a metà strada tra Europa e Nord America. La situazione è inoltre simile nel mondo arabo che ha accettato più volte la dicotomia tra ebrei e arabi, nonché l'immagine degli ebrei come europei, e ha preferito reprimere la storia degli ebrei arabi considerandola un capitolo marginale o inesistente del proprio passato. Infine, è necessario ammettere, le stesse comunità mizrahi, a causa del colonialismo occidentale, del nazionalismo ebraico e di quello arabo, hanno spesso sdegnato il proprio passato condiviso coi popoli arabi. Molte volte abbiamo tentato di integrarci nelle correnti più forti nella società, cancellando o minimizzando l'importanza del nostro passato. La memoria e la consapevolezza delle enormi influenze reciproche tra la cultura ebraica ed araba è stata messa alla prova nelle ultime generazioni ma è tuttavia possibile vederne i segni in molti aspetti della vita tra cui musica, preghiera, lingua e letteratura.

Desideriamo esprimere la nostra identificazione e la nostra speranza in questo momento di transizione nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa. Speriamo che ci sarà spazio per libertà e giustizia e per la distribuzione equa delle risorse. Ci rivolgiamo ai figli e alle figlie della nostra generazione nel mondo arabo e musulmano, auspicando un dialogo onesto che ci coinvolga nella storia e nella cultura della regione.

Guardiamo con invidia alle immagini della Tunisia e di piazza Al-Tahrir alla luce della possibilità di organizzare una resistenza civile non violenta che riesca a trascinare centinaia di migliaia di persone nelle strade e nelle piazze e che costringa infine i regimi alle dimissioni. Anche noi viviamo in una realtà governativa che, nonostante la pretesa apparenza illuminata e democratica, non rappresenta gran parte della popolazione dello Stato, sia nei Territori Occupati che all'interno della linea verde. Questo regime calpesta i diritti economici della maggior parte dei cittadini, vive un processo di riduzione delle libertà democratiche, costruisce barriere di razzismo di fronte alla cultura orientale ebraica ed araba. Tuttavia, a differenza dei cittadini della Tunisia e dell'Egitto, noi siamo ancora lontani dalla capacità di creare solidarietà tra le varie fazioni e i vari gruppi, come invece si è visto in Egitto e Tunisia, siamo ancora lontani dalla capacità di unirci e camminare insieme, tutti gli abitanti, verso le piazze con la richiesta di un regime civile, economico e culturale giusto.

Come mizrahim in Israele, crediamo che la lotta per i diritti economici, sociali e culturali si basi sulla comprensione che il cambiamento politico non può dipendere dalle potenze occidentali che hanno sfruttato la nostra regione e i suoi cittadini per generazioni. Il cambiamento deve derivare da un dialogo intra-regionale e dalla connessione delle varie forme di opposizione attive oggi nei paesi arabi. Questo coinvolge nello specifico anche le lotte dei palestinesi con cittadinanza israeliana per eguali diritti economici e politici all'interno dello Stato e per la fine di politiche razziste, così come coinvolge i palestinesi che vivono sotto controllo militare nei Territori Occupati e a Gaza, che lottano per la fine dell'occupazione e il riconoscimento dell'indipendenza.

Nella nostra lettera precedente, scritta in seguito al discorso di Obama al Cairo nel 2009, abbiamo annunciato il sorgere di una identità mediorientale democratica e la nostra partecipazione ad essa. Adesso speriamo che la nostra generazione in tutto il mondo arabo, islamico ed ebraico, sia una generazione di ponti rinnovati, che superi i muri di ostilità delle generazioni precedenti, che rinnovi il dialogo profondo, senza cui non possiamo capire noi stessi, tra ebrei, sunniti, sciiti e cristiani, tra arabi, curdi, berberi, turchi e iraniani, tra sefarditi e ashkenaziti, tra palestinesi e israeliani. Eredi di un passato comune, guardiamo con immedesimazione e speranza a un futuro condiviso. Crediamo nel dialogo all'interno della regione allo scopo di riparare e restaurare tutto ciò che è stato distrutto dalle ultime generazioni, come via per rinnovare il modello di partecipazione islamica, ebraica e cristiana dell'Andalusia, con l'aiuto di Dio, Inshallah, e come apertura verso una nuova epoca d'oro culturale e storica dei nostri paesi. Questa epoca d'oro non può essere realizzata senza una cittadinanza eguale e democratica, senza una giusta distribuzione delle risorse economiche, senza pari opportunità, senza pari accesso all'istruzione, senza uguaglianza tra donne e uomini, e senza l'accettazione di tutti gli uomini indipendentemente dalla fede, razza, status, sesso, orientamenti sessuali, etnia, come componenti eguali nella costruzione di una società nuova. A questo noi aspiriamo. Siamo impegnati a raggiungere questi obiettivi attraverso un dialogo costante tra tutti i cittadini della regione così come attraverso il nostro dialogo con le diverse comunità ebraiche in Israele e nel mondo.

Firmatari: Shva Salhoov (Libia), Naama Gershy (Serbia, Yemen), Yael Ben-Yefet (Iraq, Aden), Leah Aini (Grecia, Turchia), Yael Berda (Tunisia), Aharon Shem-Tov (Iraq, Kurdistan Iraniano), Yosi Ohana (nato in Marocco), Yali Hashash (Libia, Yemen), Yonit Naaman (Yemen, Turchia), Orly Noy (nata in Iran), Gadi Alghazi (Yugoslavia, Egitto), Mati Shemoelof (Iran, Iraq, Siria), Eliana Almog (Yemen, Germania), Yuval Evri ((Iraq), Ophir Tubul (Marocco, Algeria), Moti Gigi (Marocco), Shlomit Lir (Iran), Ezra Nawi (Iraq), Hedva Eyal (Iran), Eyal Ben-Moshe (Yemen), Shlomit Binyamin (Cuba, Siria, Turchia), Yael Israel (Turchia, Iran), Benny Nuriely (Tunisia), Ariel Galili (Iran), Natalie Ohana Evry (Marocco, Gran Bretagna), Itamar Toby Taharlev (Marocco, Gerusalemme, Egitto), Ofer Namimi (Iraq, Marocco), Amir Banbaji (Siria), Naftali Shem-Tov (Iraq, Kurdistan Iraniano), Mois Benarroch (nato in Marocco), Yosi David (Tunisia, Iran), Shalom Zarbib (Algeria), Yardena Hamo (Kurdistan Iracheno), Aviv Deri (Marocco) Menny Aka (Iraq), Tom Fogel (Yemen, Polonia), Eran Efrati (Iraq), Dan Weksler Daniel (Siria, Polonia, Ucraina), Yael Gidnian (Iran), Elyakim Nitzani (Libia, Iran, Italia), Shelly Horesh-Segel (Marocco), Yoni Mizrahi (Kurdistan), Betty Benbenishti (Turchia), Chen Misgav (Iraq, Polonia), Moshe Balmas (Marocco), Tom Cohen (Iraq, Polonia, Inghilterra), Ofir Itah (Marocco), Shirley Karavani (Tunisia, Libia, Yemen), Lorena Atrakzy (Argentina, Iraq), Asaf Abutbul (Polonia, Russia, Marocco), Avi Yehudai (Iran), Diana Ahdut (Iran, Gerusalemme), Maya Peretz (Nicaragua, Marocco), Yariv Moher (Marocco, Germania), Tami Katzbian (Iran), Oshra Lerer (Iraq, Marocco), Nitzan Manjam (Yemen, Germania, Finlandia), Rivka Gilad (Iran, Iraq, India), Oshrat Rotem (Marocco), Naava Mashiah (Iraq), Zamira Ron David (Iraq) Omer Avital (Marocco, Yemen), Vered Madar (Yemen), Ziva Atar (Marocco), Yossi Alfi (nato in Iraq), Amira Hess (nata in Iraq), Navit Barel (Libia), Almog Behar (Iraq, Turchia, Germania).

.La lista è aperta a chiunque desideri partecipare.

The letter was first published on Semitismi

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אודות Mati Shemoelof

משורר, עורך וסופר. A Writer
פוסט זה פורסם בקטגוריה המכתב 2011, עם התגים , , , , , . אפשר להגיע ישירות לפוסט זה עם קישור ישיר.

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